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E come dei piccoli satelliti intorno alla palestra, le tre palestrine, le più recenti, frequentate dalle 280 ragazze della ginnastica artistica, che vengono tutti gli anni dotate di nuovi attrezzi, ma che sono sempre troppo piccole per le ragazze dei corsi avanzati che avrebbero bisogno di lunghe rincorse per poter eseguire passaggi sempre più difficili e acrobatici e prendono a prestito gli spazi della palestra grande in
orari alternativi. Gli spazi del Centro Schuster vengono condivisi grazie a un paziente lavoro di organizzazione che consente di creare uno schema complesso in cui ciascuno ha il suo momento, ma dove nessuno può permettersi
un minuto in più, né di aprire le porte a nuove realtà, come il basket femminile o la pallavolo maschile o di ampliare i corsi più richiesti, come la ginnastica artistica, o di far giocare al chiuso i ragazzini dell’Avviamento (6-9 anni) quando il clima invernale diventa davvero inclemente. Abituati a farsi un po’ di spazio capita di vedere contemporaneamente un allenamento di pallavolo
mentre l’atletica corre su e giù per i gradoni, o una squadra di basket allenarsi nel vecchio capannone - un’altra pietra miliare del Centro Schuster, un campo di pallacanestro semi-coperto che ha visto intere generazioni di cestisti passare
l’estate giocando lì in piena libertà e ancora oggi è gettonatissimo come playground malgrado le condizioni non ottimali - in pieno dicembre per lasciare il posto in palestra al recupero di una partita di campionato di un altro gruppo… Condividere con gli altri è una delle regole che i ragazzi del Centro Schuster imparano presto, ma resta il cruccio di non
poter offrire di più ai nostri iscritti e, soprattutto di non poter soddisfare un maggior numero di richieste di iscrizione, attualmente sono almeno un centinaio le richieste di iscrizione che vengono rifiutate ogni anno. Nel corso degli anni sono stati considerati diversi progetti pensati per consentire di ampliare gli spazi disponibili senza venire meno a quei punti fermi che sono la cifra del Centro, e oggi di qualcuno si può iniziare a parlare come di una realtà possibile, anziché come semplici ipotesi. Ma la strada è ancora lunga e richiede l’impegno di molti per poter realizzare il sogno di dare più spazio a tutti i ragazzi che, come noi, amano lo sport.